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Sulla marijuana in US,Dan Baum
The Nation

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Una delle eredità più negative della guerra alla droga è la deliberata restrizione del dibattito nazionale sull’uso degli stupefacenti. A partire dalla crociata contro la droga di Carter, l’obiettivo dichiarato dell’esecutivo è stato quello di vietare espressioni come "uso ricreativo delle droghe" e concetti come la distinzione fra droghe "leggere" e "pesanti". La scienza e le discussioni approfondite sono state sacrificate all’ortodossia del "no e basta", e il risultato è che oggi non siamo in grado di definire razionalmente i nostri veri problemi con la droga, né tanto meno di individuarne la soluzione.

La guerra alla droga e le sue disparate agende politiche dipendono dalla proibizione della marijuana. La guerra alla marijuana – con le sue analisi delle urine, le sentenze obbligatorie e la confisca dei beni – ci impone di mirare al più ampio segmento di popolazione possibile. Senza la proibizione della marijuana, il nostro "problema droga" passerebbe da 12 milioni di persone a un massimo di due milioni; la politica sulla droga passerebbe dalla jihad governativa a un’attività secondaria.

La proibizione della marijuana dipende a sua volta dalla demonizzazione delle droghe. Per sostenere la guerra alla droga, ci insegnano che la marijuana è letale, cancerogena e dà assuefazione. La marijuana ha sicuramente i suoi rischi, ma niente di tutto questo è vero. Così come non è vero che la marijuana non ha applicazioni in medicina. I cittadini della California e dell’Arizona, il 5 novembre, hanno votato perché i malati possano difendersi dall’accusa di detenzione di marijuana spiegando di aver seguito la raccomandazione di un medico.

L’iniziativa mette in grave difficoltà il governo centrale. I federali sono gli unici possessori legali di marijuana del paese, il che significa che Washington ha tre opzioni: può distribuire la marijuana, può chiudere un occhio o può mandare la Dea in California e Arizona per arrestare medici e pazienti accusandoli di un reato federale.

Le iniziative per l’uso della marijuana in medicina sono un passo importante. Ma queste misure avevano sostenitori miliardari, e non è detto che lo stesso avvenga anche in futuro. I formidabili interessi legati alla guerra alla droga entreranno sicuramente in azione. Perciò il voto a favore della marijuana in medicina potrà avere un significato a lungo termine solo se i promotori di una nuova politica sulla droga sapranno cogliere quest’occasione. Negli ultimi vent’anni la guerra alla droga non aveva mai subìto un colpo così duro. Vedremo cosa riuscirà a fare il movimento di riforma. (G.C.)

 

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