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Arriva la supermarijuana di Marcela Sanchez
El tiempo, Colombia

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Dalla Colombia un grido d’allarme: negli Stati Uniti il consumo di erba aumenta ed è stata messa a punto una varietà più potente

WASHINGTON, 10 MARZO 1996

Quattro anni fa, nell’affrontare la prova delle sue prime elezioni presidenziali, Bill Clinton ammise di aver fumato marijuana in un’unica occasione ma, precisò, senza aspirare. Così facendo si coprì di ridicolo, ma in un certo senso contribuì a mettere in luce la realtà di una droga che, nonostante continui a essere illegale, è diventata quasi un simbolo della rivoluzione culturale degli anni Sessanta negli Stati Uniti.Oggi, indubbiamente, l’attrattiva o il fascino che la marijuana poteva aver esercitato in qualche occasione si è trasformato in una sincera preoccupazione per le statistiche allarmanti, secondo cui nel corso di questo decennio il suo consumo negli Stati Uniti è aumentato. Fra gli adolescenti, in particolare, l’aumento ha toccato livelli allarmanti. Dal 1991 al 1995, il numero dei ragazzi fra i 14 e i 18 anni di età che hanno consumato marijuana più di una volta è cresciuto, determinando un incremento di oltre il 100 per cento fra i più giovani. Nel 1995, il 41,7 per cento degli alunni dell’ultimo anno delle scuole secondarie avevano usato marijuana almeno una volta; nel 1992, la percentuale era del 32,6 per cento.

"Gli adolescenti di oggi hanno meno probabilità di considerare le droghe come dannose o ad alto rischio", spiega l’organizzazione Partnership for a Drug-Free America. "Per giunta, rispetto agli adolescenti di due anni fa, sono sottoposti a maggiori pressioni perché provino le droghe illegali". Sebbene nell’aumento dei consumi possano intervenire molti fattori, alcuni attribuiscono questa realtà alla storia socioculturale stessa della marijuana. "Molti genitori cresciuti durante gli anni Sessanta", spiega Cynthia Moreno, presidente dell’Associazione nazionale dei consulenti sull’alcolismo e l’abuso di droghe, "mostrano una generale tolleranza nei confronti della marijuana. Ciò che essi non sanno è che attualmente gli Stati Uniti coltivano gran parte della marijuana esistente e che, grazie ai progressi compiuti nelle tecniche di coltivazione, i suoi effetti sono ancora più forti".

Secondo un testo informativo della Dea, l’agenzia antidroga statunitense, negli Stati Uniti l’introduzione di sofisticate tecniche di agronomia ha reso possibile non soltanto l’aumento della produzione nazionale di marijuana, ma anche la sua potenza. Attraverso vari esperimenti di coltivazione domestica è stato aumentato il tasso di tetraidrocannabinolo, o Thc, la sostanza capace di creare assuefazione contenuta nella marijuana. Secondo Cynthia Moreno, la percentuale di Thc nella marijuana è aumentata a quasi il 19-20 per cento. Negli anni Sessanta era al 3-6 per cento. Per questo motivo la marijuana, un tempo considerata una droga leggera, è considerata da alcuni come una droga pesante. Per giunta, "specialisti del trattamento hanno indicato che l’abuso intensificato di marijuana sembra segnalare un mutato atteggiamento rispetto al rischio associato con l’uso di questa droga", afferma la Dea, citando ad esempio il fatto che a Miami il consumo è aumentato persino fra i giovani contrari alle comuni sigarette. Malauguratamente, secondo diversi studi medici, l’aumento della percentuale di Thc comporta nuovi rischi per i suoi consumatori. Si calcola che fra il 1992 e il 1994 i ricoveri d’urgenza per uso di marijuana siano raddoppiati. Gli esperti parlano di danni alle facoltà mentali, fra cui la capacità intellettuale di prendere decisioni o di fare progetti, nonché di effetti negativi sul sistema riproduttivo e immunitario. Certamente non mancano i difensori della marijuana, che definiscono "leggende" tutti questi effetti e assicurano che la marijuana è persino meno dannosa del tabacco. A questi argomenti si affidano i molti gruppi che da anni propongono la legalizzazione o "depenalizzazione" del prodotto. Lo scorso novembre hanno festeggiato la modifica dei parametri delle condanne in rapporto alle dimensioni della coltivazione. Prima, infatti, chi veniva scoperto a coltivare fra le 50 e le 99 piante era passibile di condanne che oscillavano fra i 33 e i 63 mesi di prigione. Con la nuova legge, la pena è stata ridotta a 15-21 mesi. Sebbene si tratti di vittorie minime, in termini relativi, questi gruppi – almeno venti dei quali gestiscono pagine proprie su Internet – non risparmiano gli sforzi e vendono pubblicamente prodotti derivati dalla marijuana, oppure offrono suggerimenti per avviare o mantenere una buona coltivazione. Nel più recente documento informativo sulle sue iniziative contro il consumo di marijuana, la Dea spiega che negli Stati Uniti la droga si coltiva sia all’esterno che in piantagioni "domestiche", e afferma che la diffusione di queste ultime è aumentata non soltanto per il timore che le coltivazioni all’aperto vengano scoperte, ma anche per le minacce climatiche e i possibili furti. Pur non specificando l’estensione delle coltivazioni negli Stati Uniti, la Dea indica che nel 1992 sono state scoperte 3.209 piantagioni domestiche e 2.441 nei primi otto mesi del 1995. Un altro dei fattori dell’aumento dei consumi negli Stati Uniti ha a che vedere con un dato incontestabile: in questo paese la marijuana è la droga più accessibile. Secondo statistiche dell’università del Michigan, negli ultimi vent’anni ha considerato facile o molto facile procurarsi marijuana più dell’80 per cento degli alunni dell’ultimo anno delle scuole secondarie: il doppio della percentuale dei giovani che ritengono facilmente accessibili altre droghe come cocaina, crack o eroina. Ma sul piano dei consumi vi è un aspetto nuovo e preoccupante che ha contribuito alla diffusione della marijuana. Si tratta dei cosiddetti blunts, sigarette in cui al tabacco si sostituisce marijuana, anche mescolata con Pcp, anfetamine o cocaina. L’uso di queste sigarette si è diffuso dalla costa orientale degli Stati Uniti fino a Phoenix, nell’Arizona, ed è penetrato nella cultura popolare attraverso la musica hip-hop e rap, trasformandosi quasi in un fenomeno paragonabile alla rivoluzione hippie degli anni Sessanta. A Chicago queste sigarette sono ormai entrate a far parte delle abitudini di consumo legate alla cultura dei giovani neri, al punto da essere diventate il principale motivo dell’aumento del consumo di marijuana tra i neri. Un blunt, spiega Cynthia Moreno, si compra per la strada e il suo prezzo oscilla fra i tre e i dieci dollari. Il fatto è che con il tempo la marijuana si è diffusa e il suo consumo, sebbene illegale, è diventato altrettanto abituale del fumo di sigaretta. Per giunta quest’ultima, pur contenendo una sostanza in grado di creare forte assuefazione e nociva come la nicotina, non viene utilizzata per evadere dalla realtà.

In conclusione, negli Stati Uniti si produce, si vende e si distribuisce marijuana made in Usa, con l’aggravante che, grazie alle tecnologie nuove e perfezionate, i produttori sfornano di continuo varietà di cannabis il cui contenuto in Thc è sempre più alto. (M. A.)

 

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