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Le cannabis entre quartiers chic et banlieue
Le Monde del 12 marzo 1996

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In Francia marijuana e hascisc fanno ormai parte della vita comune tanto nei quartieri ricchi quanto nelle periferie. Un’inchiesta di Le Monde

PARIGI, 12 MARZO 1996

Nel gennaio scorso, numerosi atleti francesi sono stati squalificati per uso di marijuana. Alice, 27 anni, hostess, non riesce a farsene una ragione. "Si rende conto, mettere alla gogna degli sportivi perché si sono fatti qualche canna", insorge. "Non so su che pianeta vive questa gente, ma dovrebbe sapere che bisogna essere l’ultimo degli imbecilli per credere che questo serva a migliorare le proprie prestazioni sportive; inoltre i consumatori di fumo – e queste persone ne incontreranno sicuramente tutti i giorni senza saperlo – non sono drogati. Io, lo spinello, me lo rollo durante uno scalo o mentre torno a casa, mai in servizio". Alice è convinta di non dare fastidio a nessuno, che si tratti di un suo diritto, della sua vita. Ma ha una preoccupazione: se continua così, rischia di risultare positiva alla prossima visita medica obbligatoria. "Sa, tutte le compagnie fanno dei test di controllo al momento dell’assunzione, e sono molto più tolleranti nei confronti degli alcolizzati, loro sì che sono drogati".

Ma le sanzioni inflitte agli sportivi non sembrano aver scosso più di tanto i cultori dell’hascisc. Olivier, giovane imprenditore, preferisce ironizzare davanti a quello che gli sembra "l’ennesimo esempio di sfasamento tra la vita reale e la realtà così com’è percepita dalle classi dirigenti sportiva e politica". Di fatto espressioni come "rollare uno spinello" o "farsi una canna" sono entrate nel vocabolario di tutti i giorni e presso tutti i tabaccai si trovano le cartine extra long, ideali per farsi una sigaretta di tipo speciale. "Nonostante un armamentario legislativo tra i più repressivi d’Europa, la società francese tollera l’hascisc, a condizione che sia consumato con discrezione. Dopo tutto si tratta solo di un blando euforizzante e si sa che la teoria dell’ingranaggio verso droghe più forti è falsa", sottolinea Olivier, che si definisce un fumatore assiduo ed è disposto a spendere, con la sua compagna, circa 800 franchi [250mila lire] al mese per il proprio consumo personale.

"Si dà dell’hascisc un’immagine che non corrisponde alla realtà", insiste Michka, 50 anni, scrittrice e pasionaria della marijuana, che ricorda come il suo ultimo libro, Le Chanvre, renaissance du cannabis (La canapa, rinascita della cannabis, edito da Georg), sia stato pubblicato di recente su carta di canapa, "da non fumare, però", avverte la scrittrice sorridendo. "Parliamo di droga, ma di una droga ricreativa, che non è sinonimo di emarginazione. In Francia vi sono cinque-sei milioni di persone che la fumano più o meno regolarmente", dice Michka. "Pensi al questionario Balladur indirizzato ai giovani. Benché inizialmente nessuno degli argomenti trattati avesse riguardato l’hascisc, nel 1994 il comitato incaricato della consultazione aveva proposto – invano – la depenalizzazione sperimentale della sua consumazione per diciotto mesi. Spontaneamente un certo numero di ragazzi aveva parlato di questo problema. Era diventato impossibile non tenerne conto".

La canapa indiana – la marijuana ("l’erba") e l’hascisc (la resina della pianta) –, scelta in passato come simbolo da una generazione molto sensibile alla spiritualità orientale e il cui consumo significava l’adesione a una sorta di controcultura e a un diverso sistema di valori, si è "deideologizzata". Anche se non lo dicono apertamente, bisogna smettere di considerare i fumatori di hascisc come persone fuori dalla norma. Sotto le armi, ad esempio, molti giovani scoprono lo spinello. "Ciò crea una specie di comunità", ribadisce Robert, 30 anni, architetto d’interni parigino. "L’hascisc scioglie la lingua, facilita i contatti senza far perdere la lucidità e il giorno dopo non si rischia il mal di testa da sbornia". Per Laurence, 28 anni, assistente commerciale, "quello che conta è l’attrazione per la trasgressione. Anche se il ‘fumo’ è entrato nella vita di tutti i giorni, fa piacere provare quella vaga sensazione di appartenere a un circolo di iniziati. La cosa più piacevole è proprio il folklore che aleggia intorno a tutto ciò: cercare il modo per procurarsi qualcosa da fumare, la tecnica per rollare e poi – cosa più importante – il fumo in comune. Uno spinello passa di mano in mano; genera complicità". "All’inizio andare a cercare il fumo al Quartiere latino era un’avventura. Poi si conoscono i fornitori che vendono a casa loro, ma resta comunque un’attività clandestina. Ancora oggi, a 30 anni, sarei molto imbarazzato se i miei genitori venissero a sapere che sono un consumatore occasionale di hascisc", ammette Frank. "Già li immagino: ‘Mio figlio è un drogato!’. Sarebbe catastrofico!"



Una funzione rituale

L’hascisc e la marijuana, con il loro ruolo di spartiacque generazionale, sembrano avere una funzione rituale di passaggio all’età adulta. Vanessa, 16 anni, studentessa del secondo anno di liceo in una scuola della periferia chic ha scoperto il "fumo" da qualche mese, "per avere un po’ di sano divertimento e perché disinibisce e permette di parlare più facilmente con gli altri". "Il professore ci parla spesso della droga e vediamo documentari in videocassetta. Lui ci dice che è grave, ma quello che il professore ignora, come i miei genitori d’altronde, è che un buon quarto della classe sa perfettamente che cos’è il fumo", racconta un po’ divertita e un po’ imbarazzata Vanessa, a cui non piace l’alcol ("è troppo forte, mi fa star male") e non ha alcuna voglia di provare l’ecstasy, "che qualche volta si vede in giro nelle feste techno".

"L’hascisc è spesso un rivelatore delle relazioni tra genitori e adolescenti", constata Sylvie Angel, psichiatra e direttore medico del centro di terapia familiare Montceau, a Parigi. "La cosa importante è il contesto. Il ragazzo che lascia in giro per la sua stanza piccoli pezzi di hascisc può lanciare un segnale. Si può trattare di una sorta di provocazione nei confronti dei genitori, che non sanno come comportarsi nei suoi confronti". Per Sylvie Angel i genitori, che non sempre sono bene informati, hanno spesso tendenza a drammatizzare e ricorrono a un aiuto esterno prima ancora di aver affrontato la questione con il figlio. L’hascisc non è l’alcolismo, che d’altra parte ha tendenza a banalizzarsi tra i giovani, e neppure l’eroina o l’ecstasy, spiega ancora la dottoressa. Il problema si pone quando il suo consumo comincia a diventare frenetico e il contesto generale, affettivo e scolare, si degrada: "In una situazione del genere, si può effettivamente produrre uno scompenso psicologico se il prodotto consumato è forte e la personalità del ragazzo è fragile. Come nel caso di una ragazza che aveva ripetute crisi di angoscia non appena fumava hascisc". Ma la dottoressa Angel riceve anche "fumatori occasionali quarantenni, che si trovano disorientati davanti ai figli che ogni tanto chiedono che cos’è quello strano odore dolciastro che si sente in salotto. Alcuni non riescono ad affrontare la situazione, dicono di aver paura per i figli e smettono completamente".

Droga ricreativa

Che si tratti di fumatori occasionali o regolari, i medici e gli insegnanti sono d’accordo su un punto: l’appellativo di semplice "droga ricreativa" può essere dato all’hascisc e alla marijuana solo se il loro uso è moderato. "Fumando in continuazione, si finisce per strutturare la propria vita intorno al fumo e per cadere in una specie di assuefazione psicologica: impossibile proseguire un’attività normale e una vita sociale regolare. L’attività mentale è rallentata, la concentrazione ridotta", precisa Olivier. "In fin dei conti il principale pericolo dell’hascisc è di istigare al tabagismo. Tuttavia bisogna imparare ad apprezzarlo come si farebbe con un buon vino", dice Carole, 35 anni, infermiera. "Di norma m’impongo di non fumare prima di mettermi al volante o di lavorare in ospedale". "Nell’ultimo anno di liceo, alcuni arrivano ‘fatti’ fin dal mattino. Non voglio demonizzare l’hascisc, ma quando il suo consumo diventa troppo frequente bisogna reagire", insiste Sylvia, professoressa di inglese in un liceo della regione parigina. Spesso si tratta di adolescenti in conflitto con loro stessi, un po’ in difficoltà: una parte di loro vuole fare l’esame di maturità, un’altra parte non ne vuole sapere. Fumare gli evita di dover scegliere, perché non sono in grado di seguire le lezioni".

Attutire la crisi

Pratica sociale diffusa – ma discreta – tra i giovani della classe media, il consumo di hascisc sembra essere invece molto maggiore nelle cité [le città satellite della periferia] e nei quartieri cosiddetti "difficili". "Ciò fa parte dell’adattamento a una situazione di povertà. È un mezzo per attutire la crisi che alimenta un’economia sotterranea, favorisce l’apatia e annulla le velleità di rivolta. Quando manca il fumo nella cité, si sente l’aggressività nell’aria", ammette il dottor Didier Ménard, medico generico a Franc-Moisin, a Saint- Denis. "Parlare improvvisamente della droga solo quando si scopre che qualche sportivo di alto livello ne fa uso, e non perché i giovani di periferia ne fanno un uso eccessivo, è rivelatore della classe dirigente e della società in cui viviamo", sospira Ménard, convinto che "se domani si decidesse di legalizzare la droga, bisognerebbe immaginare un vero e proprio piano di aiuti sociali per gli spacciatori". Sylvain Aquiatias ritiene che "probabilmente c’è qualche grande venditore, ma non se ne vedono molti in giro. In realtà si tratta piuttosto di un’economia di sopravvivenza". Aquiatias, che è un sociologo dell’Istituto di ricerca per le società contemporanee, partecipa da diversi mesi a una ricerca, realizzata sotto l’egida del Consiglio nazionale della ricerca scientifica (Cnrs), sul consumo di hascisc e marijuana in una cité. "Esiste un mercato specifico. La differenza con le altre sostanze è netta: chi è un tossico è screditato". "Sono altre le persone che fanno uso di eroina. Nei discorsi della cité, della strada, si tratta di ‘un’altra razza’", ribadisce il sociologo Ahmed Khedim. "Ci sono quelli che si ‘fanno’ e quelli che ‘fumano’. E la maggior parte di quelli che fumano non hanno nulla a che vedere con le droghe pesanti". Sebbene sia diffuso, il consumo di hascisc non è ostentato. Secondo i ricercatori questa pratica è accompagnata da una specie di etica. Hanno notato, per esempio, che i ragazzi che fumano uno "spinello" cercano di allontanarsi dalle finestre di casa, in modo da non essere scoperti. "È tutto legato a una sorta di rispetto. È lo stesso motivo per il quale la maggior parte di questi ragazzi non fuma apertamente in casa, neanche le sigarette. Ciò rende necessarie delle strategie di occultamento, nelle cité", racconta Aquiatias.

"Si potrebbe pensare che i grandi cortili degli edifici, dove i giovani si ritrovano e fumano tra loro, siano luoghi di socializzazione, dove regna un certo divertimento. Ma non è così", constata il sociologo. "In realtà ci si annoia per tutta la serata e il problema è proprio questo. L’uso dell’hascisc serve a riattivare in qualche modo i rapporti sociali: poiché si è un po’ più euforici, il più piccolo avvenimento, la più piccola cosa, diventa un potenziale soggetto di conversazione. Bisogna cercare di attenuare le tensioni, di combattere la noia, di creare una forma di consenso. Lo si vede bene con le persone che la sera tornano a casa e, invece di fumarsi uno spinello, si affrettano a uscire per vedere gli amici", aggiunge Sylvain Aquiatias, che peraltro non ha notato "reali comportamenti eccessivi" nell’uso dell’hascisc.

Il "fumo" è così radicato nella realtà della periferia, che alcuni sono addirittura inconsapevoli della sua illegalità. I ricercatori del Cnrs si ricordano di quel ragazzo che, se fosse stato trovato dalla polizia in possesso di hascisc, era convinto di potersela cavare semplicemente esibendo la propria busta paga: "Ho comprato l’hascisc con i soldi del mio lavoro, è tutto legale!". Secondo i sostenitori della depenalizzazione, raggruppati in particolare nel Circ (Collettivo di informazione e di ricerca sulla cannabis), i giovani consumatori rimangono sbalorditi quando gli si spiega che la legge prevede, per il semplice consumatore, da due mesi a un anno di prigione. Va detto, però, che si tratta di sanzioni che sono applicate in modo molto diverso, a seconda delle quantità sequestrate e dei magistrati. La giustizia deve adeguarsi alla realtà: secondo un’inchiesta dell’Inserm, il 12 per cento degli studenti tra gli 11 e i 19 anni hanno dichiarato di aver già provato l’hascisc. (A. D. R.)

LE DROGHE LEGGERE IN FRANCIA - UN LIBRO

L’attuale diffusione sociale delle droghe leggere in Francia può essere confrontata con quella del secolo scorso attraverso la lettura di Il club dei mangiatori di hascisc, di Téophile Gautier (Mondadori 1995,).

 

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