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Sul presunto caso francese di fatalità causato dall'ingestione di funghetti
Originalmente pubblicato in Eleusis, n. 6, pp. 40-41, 1996

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In un articolo pubblicato recentemente in una rivista francese di micologia, due ricercatori hanno riportato un caso di morte in seguito alla consumazione di funghi psicoattivi della specie Psilocybe semilanceata, vittima un ragazzo di Finistère (Francia) (Gerault & Picart, 1996).1

In seguito ad un'attenta lettura del rapporto dei due ricercatori francesi, i dati ivi riportati appaiono imprecisi e contradditori e la conclusione a cui essi pervengono appare affrettata e piuttosto discutibile.

Il caso si verificò il 29 Settembre dell'oramai lontano 1993. Il giovane, M.A., di 22 anni d'età, passò il pomeriggio a raccogliere psilos (funghetti) nei dintorni del suo paese. In serata, di ritorno da un'abbondante raccolta, incontrò alcuni amici, a cui propose un "viaggio" collettivo con i funghi appena raccolti. Quattro di essi accettarono.

In base a quanto riferito in seguito dai suoi amici, il giovane aveva già consumato unnumero indeterminato di funghetti sul luogo della raccolta e quando li incontrò, attorno alle ore 18, egli era stordito, sof-friva di crampi addominali e difficoltà di respirazione, era pallido e accusava vampate di sudorazione abbondante. Nonostante ciò, egli consumò un'altra dozzina di funghi di fronte ai suoi amici. Alle h 20.30 bevve, assieme ad altri quattro amici, un tè ottenuto dalla bollitura di 20-40 campioni dei medesimi funghi. Verso le h 22 il ragazzo si sentì sonnolento e si sdraiò. Il suo respiro era irregolare. I suoi amici iniziarono a preoccuparsi soltanto attorno alla mezzanotte, quando, dopo alcune convulsioni e spasmi, non reagì più ai loro richiami e andò in coma. Dopo un tentativo di ospitalizzazione, reso vano dalla mancanza di un reparto di urgenza, alle h 2.30 della notte il ragazzo venne riportato a casa. Giunto finalmente a casa un dottore, questi non pote' fare altro che constatare l'avvenuto decesso del giovane. Ne conseguì, fra l'altro, l'intervento della polizia e l'apertura di un'inchiesta giudiziaria.

L'articolo di Gerault e Picart prosegue con l'esposizione dell'analisi tossicologica post-mortem. Nel sangue venne ritrovata una quantità di psilocina di 4 nmg/ml, mentre nel contenuto gastrico ne furono ritrovate solamente delle tracce. Non fu possibile determinarne la quantità presente nei reni e nel fegato, per via di una sostanza che interferiva con la psilocina. All'esame non si evidenziò la presenza di alcuna altra tossina, né malattie severe o cause organiche associabili al decesso.

Lo studio micologico del contenuto gastrico, attraverso osservazione microscopica delle spore e di qualche basidio (non sono stati ritrovati frammenti di fungo più grandi di 200 micrometri) ha portato alla determinazione del fungo presente nello stomaco della vittima come Psilocybe semilanceata (Fr.) Quél.

Da tutto ciò i due Autori francesi deducono che "causa della fatalità può essere stata una overdose dei composti indolici allucinogeni psilocibina e psilocina", un fatto che rappresenterebbe un unicum non solo nella casistica delle decine di migliaia di esperienze con funghi psilocibinici attualmente vissute fra i giovani di cultura occidentale, ma probabilmente in tutta la storia del rapporto dell'uomo con questi vegetali.

A partire dal riconoscimento di P.semilanceata come fungo psilocibinico e quindi psicoattivo (Hofmann et al., 1963; Heim, 1967 e 1971, Mantle & Waigh, 1969), migliaia di giovani in Inghilterra e in Norvegia hanno usato questa specie come principale fungo psilocibinico, senza che si siano verificati casi mortali né significativi pericoli di salute (Francis et al., 1973; Gartz, 1996). Ad esempio, dalla valutazione delle implicazioni epidemiologiche e cliniche su oltre 400 casi di ricorso a strutture ospedaliere per ingestione di funghi psicotropi, in particolare P.semilanceata, registrati nell'Europa settentrionale durante gli anni ‘80, è stata evidenziata l'assenza di esiti letali e la risoluzione positiva e completa di tutti i casi (Samorini & Festi, 1989).

Durante gli anni ‘80 e ‘90, nell'Italia settentrionale si è diffuso un uso di funghetti (nome popolare dato principalmente a P.semilanceata) che sino ad oggi sembra non abbia provocato alcun caso registrato di ricorso a reparti d'urgenza, né preoccupazioni di natura giuridica e sociale (Samorini, 1989 e 1993; Pagani, 1993).

Attente ricerche epidemiologiche hanno evidenziato come l'uso sperimentale dei funghi, pur con i suoi possibili effetti collaterali oggettivi, non sono causa di un pericolo significativo per la società (Siegel, 1985; Francis et al., 1983; Gartz, 1996; Thompson, 1985). In questo caso non si devono confondere i sintomi obiettivi con la sensazione di morte sperimentata dal consumatore quale forte reazione psicologica.

Durante gli ultimi due anni, in Olanda si è sviluppato un aperto commercio di funghi freschi e secchi (P.cubensis, P.semilanceata e Panaeolus cyanescens) provenienti principalmente dalla Gran Bretagna, internamente a una quarantina di coffee shops. Sino ad oggi migliaia di olandesi, per lo più giovani, hanno usato queste specie di funghi senza che si sia verificata alcuna fatalità. Il Dipartimento per la Salute olandese ritiene che i funghi freschi e secchi siano legali, nel medesimo modo in cui lo ritiene il Ministro della Giustizia (Rikkelman, 1995).

E' un fatto noto che, a partire dagli anni ‘60, in Australia migliaia di individui hanno usato funghi psilocibinici senza che si sia presentata alcuna fatalità (Southcott, 1974).

Ancora, è un fatto noto che negli Stati Uniti più di un milione di individui ha consumato funghi psilocibinici senza che si sia verificato alcun caso fatale (Siegel, 1985; Thompson et al., 1985; Gartz, 1996). Va sottolineato il fatto che P.semilanceata è la specie di fungo più largamente impiegata nella regione nord-occidentale degli Stati Uniti (Weil, 1975 e 1977; Gartz, 1996). Inoltre, è interessante notare che il Drug Abuse Warning Network (DAWN), che raccoglie dati da tutto il territorio degli Stati Uniti, ha documentato per l'anno 1982 solo 31 casi di interventi clinici per l'uso di funghi psilocibinici. In alcuni di questi casi i funghi erano stati consumati in combinazione con altre sostanze, con conseguente confusione del quadro farmaco-tossicologico (Thompson et al., 1985; Gartz, 1995 e 1996). Per il medesimo anno 1982, il DAWN riportava 1498 casi di interventi clinici per uso di LSD. Dagli inizi degli anni ‘80, esperti nel campo hanno stimato che il numero di consumatori di funghi allucinogeni ha superato per la prima volta negli Stati Uniti quello dei consumatori di LSD. Il pericolo di interventi clinici relativi all'uso di funghi psilocibinici appare dunque essere di gran lunga inferiore a quello relativo all'uso dell'LSD.

Una valutazione più puntuale deve inoltre tener conto che tali casi di ricorso alle strutture ospedaliere coinvolgono solo una piccola frazione degli utilizzatori di queste droghe, e ancora più piccola è la percentuale di "bad trip" (in genere responsabili del ricorso alle cure ospedaliere) rispetto all'insieme totale delle esperienze.

Nella letteratura è riportato e discusso un solo caso accidentale convulsivo, vittima un bambino di cinque anni d'età, con esito letale ed attribuito alla specie americana P.baeocystis (Badham, 1981; Young et al., 1982) e ovviamente riportato a conferma della tesi proposta nell'articolo francese.

Tuttavia, recentemente Paul Stamets ha esposto più precisi ragguagli su questo caso di fatalità, troppo spesso usato e abusato per dimostrare ciò che una lunga storia del rapporto dell'uomo con i funghi psilocibinici non dimostra. Stamets riporta che « il bambino morì dopo tre giorni di ricovero in ospedale, dopo aver raggiunto una febbre di 106°F. L'autopsia evidenziò edema cerebrale, un sintomo che ho notato concordante con gli avvelenamenti da funghi dei generi Galerina e Amanita. L'esame delle fotografie dei funghi coinvolti li mostrano chiaramente rassomiglianti a P.cyanescens e non a P.baeocystis. In conversazioni che ho avuto con il micologo che li identificò, Alexander Smith, e dopo essersi questi trovato di fronte all'apparente discrepanza delle fotografie - che non aveva mai visto - ritirò immediatamente la sua identificazione. Inoltre, egli affermò che altri funghi oltre alle Psilocybe erano presenti nel giardino del bambino, ma non erano stati conservati. Le Psilocybe si. In questo caso, il dr. Smith mi disse ch'egli sospettava che fossero coinvolte numerose altre specie. La registrazione deve essere emendata, poiché P.baeocystis è erroneamente attribuita a questo rapporto di intossicazione fatale» (Stamets, 1996:97- 8).

Dunque, non è più possibile utilizzare questo caso americano come prova che i funghi psilocibinici possono essere fatali; semmai, al contrario, sarà utilizzabile come esempio di studio mico-tossicologico condotto con superficialità, se non addirittura offuscato da pregiudizi inaccettabili in sede scientifica.

Rimane da discutere un caso di intossicazione verificatosi agli inizi degli anni ‘70 in Giappone, probabilmente causato dall'ingestione di P.subcaerulipes Hongo, anch'esso riportato dai due autori francesi. I sintomi dell'intossicazione - paralisi degli arti inferiori, convulsioni e ipersudorazione - non sono così eccezionali e gravi come sono presentati nell'articolo francese. Lo stesso Yokohama riporta questi sintomi nella descrizione di positive autosperimentazioni con funghi psilocibinici giapponesi, senza che ciò abbia indotto un ricorso a reparti d'urgenza o influenzato più di tanto il piacere dello stato visionario dello sperimentatore (Gartz, 1996:94). Il caso giapponese di intossicazione con P.subcaerulipes, risoltosi d'altronde positivamente, potrebbe rappresentare uno dei non infrequenti casi di reazioni somatiche all'esperienza psilocibinica che generalmente si autorisolvono durante l'esperienza stessa. E' un fatto noto che alcuni sintomi durante l'azione dei funghi psilocibinici non sono piacevoli e che possono creare reazioni di panico, ma non vi sono gravi pericoli somatici, a dispetto di quanto può ritenere il consumatore nello stato di coscienza modificato in cui si sta trovando (Badham, 1984; Francis et al., 1983; Gartz, 1996; Leuner, 1981; Pagani, 1994).

Nell'articolo francese vi sono altre imprecisioni e forzature nei dati riportati.

Ad esempio, è riportato che il contenuto di psilocina e di norbeocistina in P.semilanceata è rispettivamente dello 0-0,6% e 0-0,4% del peso secco. In realtà, sono presenti solo tracce di psilocina in questa specie e non sono sinora stati riportati risultati di indagini biochimiche volte a determinare l'esatto contenuto di norbeocistina. Analisi biochimiche svolte da uno di noi (J.G.) su centinaia di corpi fruttiferi di P.semilanceata originari di Germania, Svizzera, Austria e regione del Pacifio Nordoccidentale degli Stati Uniti, hanno sempre e solo evidenziato tracce di questo composto; un comportamento molto simile a quello di altre specie di tutto il mondo (Gartz, 1985, 1986, 1996).

Non è neppure vero, come affermato dagli Autori francesi, che "alcune varietà di P.semilanceata possiedono effetti più potenti o tossici". Ciò non è riportato nella letteratura scientifica; Un importante articolo, dimenticato - assieme a numerosi altri - dagli Autori francesi, afferma, invece, che P.semilanceata è uno dei funghi psilocibinici, fra quelli studiati, con maggior costanza nel suo contenuto di alcaloidi. (Beug et al., 1982). E' un fatto ormai ben accertato, attraverso diverse indagini nel territorio europeo e nella regione del Pacifico nord-occidentale degli Stati Uniti, che la media del contenuto di psilocibina in P.semilanceata è dell'1% del peso secco (Gartz, 1996).

Inoltre, non v'è ragione di ritenere che la beocistina sia più tossica della psilocibina. P.semilanceata contiene una quantità di beocistina maggiore di quella presente in P.baeocystis e nonostante ciò, i consumatori statunitensi ritengono P.semilanceata un fungo con "migliori qualità"e minori effetti somatici collaterali di P.baeocystis (Weil, 1975) o di P.cubensis, che contiene solamente tracce di beocistina (Gartz, 1985). D'altronde, 3-10 mg di beocistina hanno causato sintomi identici a quelli provocati dalla psilocibina ma senza sintomi somatici o anche pericoli aggiuntivi (Gartz, 1996).

Gli Autori francesi hanno anche riportato erroneamente che un fungo secco di P.semilanceata ha un peso di circa 200 mg. In realtà, questi funghi sottili hanno un peso secco di 20-60 mg e i più piccoli contengono maggiori concentrazioni di alcaloidi (Gartz, 1996). Ciò significa che 50 funghi secchi pesano solo circa 2 g, con un contenuto di alcaloidi relativamente basso di 20 mg. di psilocibina e 6 mg di beocistina (Gartz, 1986). In esperimenti controllati sono stati riportati consumi di quantità maggiori di alcaloidi e di funghi senza alcun pericolo somatico (Leuner, 1981; Gartz, 1996) e vi sono rapporti in Inghilterra circa una "dose standard" di 100 funghi freschi! (Gartz, 1996). Da dati sperimentali sulla tossicità animale, Ott e Badham specularono che l'uomo adulto dovrebbe mangiare una quantità di funghi psilocibinici pari al proprio peso corporeo per raggiungere la dose limite della tossicità letale (Badham, 1984; Gartz, 1996). È significativo notare, in questo contesto, come i primi studi farmacologici sulla psilocibina pura (Cerletti, 1958; 1959; Weidmann et al., 1958) riportassero una DL50 per il topo "sicuramente superiore a 250 mg/kg di peso corporeo": tale affermazione derivava dall'impossibilità di raggiungere, con le quantità di principio attivo disponibili, una misurabile dose letale al 50%, segno evidente di una tossicità estremamente bassa.

Gli Autori francesi non fanno alcun accenno alla muscarina come tossina che può causare una simile ipersudorazione e portare a uno stato di coma. Le procedure di estrazione da essi adottate, come punto di partenza per le successive analisi, non sono in grado di isolare questa instabile sostanza chimica. Del resto, appare evidente la contraddizione fra le loro affermazioni che all'analisi post-mortem non si evidenziò la presenza di alcuna altra tossina oltre alla psilocina, e che non fu possibile determinare il contenuto di quest'ultima nei reni e nel fegato della vittima a causa di una sostanza che interferiva con essa. Si noti che proprio nel fegato e nelle ghiandole surrenali si può rilevare una quantità significativa di psilocina a 48 ore dall'assunzione, mentre essa tende a valori minimi o nulli negli altri organi già dopo 24 ore (Kalberer et al., 1962). Anche senza considerare dunque la questione legata alla sostanza interferente non identificata, inspiegabilmente non considerata nella discussione, rimane tale lacuna metodologica. Una più obiettiva valutazione da parte degli autori avrebbe potuto fornire indicazioni più precise sull'effettiva quantità di psilocibina presente nell'organismo della vittima.

Anche l'analisi micologica è alquanto dubbia: non vi sono campioni di riferimento relativi al caso di intossicazione e sono state identificate solo alcune spore e basidi. È vero che, nella discussione, si accenna ad un tentativo di analisi differenziale rispetto ad altre specie (Amanite tossiche, Hypholoma tossici, Cortinarius - del gruppo di C. orellanus - e Dermocybe), ma non si fa riferimento alla possibilità di intossicazione da specie muscariniche, quali ad esempio alcuni rappresentanti del genere Inocybe.

I pochi dati riportati riguardanti la vittima sono insufficienti per escludere possibili altre cause della fatalità. I testi sulla farmacologia e la tossicologia dei funghi psilocibinici (Cerletti, 1958; 1959; Delay et al., 1958a; 1958b; Festi, 1985; Hollister, 1961, 1982; Weidmann et al., 1958, per citarne solo alcuni), molti dei quali vengono allegramente "dimenticati" dagli autori riferiscono una gran quantità di possibili sintomi vegetativi e neurologici conseguenti alla somministrazione di psilocina o psilocibina: è ben vero che tra questi figurano anche quelli sommariamente riportati dagli amici della vittima (dolori addominali, sudorazione abbondante, difficoltà respiratorie, etc.), ma è importante notare come essi siano assolutamente aspecifici e osservati anche nell'ambito di numerose altre sindromi tossicologiche, di origine fungina e non. In ogni caso gli stessi trattamenti d'urgenza delle "intossicazioni" da funghi psilocibinici (cf. ad esempio Beck & Dale, 1982; Seymour & Smith, 1987) sottolineano la benignità e la risoluzione spontanea di tali sintomi, ponendo semmai l'attenzione sugli aspetti psicologici dell'esperienza e sulle possibili complicanze psicopatologiche, che costituiscono il vero pericolo a cui vanno incontro personalità fragili o con situazione borderline.

Non sappiamo nulla sul suo precedente stato di salute. I due Autori francesi riportano ch'egli era solito, oltre a consumare funghi psilocibinici, fumare cannabis e bere alcol. La conseguente indagine giudiziaria non è stata in grado di fornire informazioni su ciò che il giovane aveva fatto durante le ore precedenti il decesso. Ricordiamo che gli amici incontrarono il giovane già in uno stato di confusione, pallido, ipersudato e che accusava crampi addominali e difficoltà di respirazione. Il fatto ch'egli avesse già consumato sul luogo della raccolta un numero imprecisato di psilos (e solo di questi) è un dato riportato in seguito dai suoi amici e di cui non si hanno testimonianze dirette né, quindi, certezza assoluta.

Uno dei due Autori francesi, il dr. Gerault, al momento dell'inserimento della versione inglese del loro articolo sul sito Internet di Lycaeum (vedi nota 1), vi ha fatto inserire un commento aggiuntivo, che riportiamo integralmente in nota 2. Con questo commento, Gerault ha probabilmente inteso ammorbidire la conclusione proposta nell'articolo, offrendoci in realtà ulteriori ragguagli circa la superficialità con la quale è stata condotta l'indagine. Ad esempio, egli afferma che le sue attuali analisi chimiche - su campioni, si badi bene, prelevati dal cadavere nel 1993! - hanno evidenziato la presenza di psilocibina, psilocina, beocistina e di numerosi altri derivati non meglio identificati, e ciò è in palese contraddizione con il ritrovamento della sola psilocina delle analisi precedenti.

Non appare chiaro, d'altronde, il motivo per cui solo nella nota aggiuntiva nella versione su Internet e non nel loro articolo originale, i due Autori francesi si preoccupino di chiarire che la constatazione della morte per overdose di funghi psilocibinici sia stata una conclusione a cui pervenne l'esperto forense e non la propria (adottando dunque a priori tesi altrui, senza ancora aver terminato le proprie analisi chimiche, tutt'ora in corso - analisi chimiche che offriranno dati comunque parziali, in quanto, come abbiamo già fatto notare, sono sviluppate su campioni ricavati con procedure estrattive parziali, che non hanno individuato, ad esempio, eventuali quantità di muscarina).

Pur coinvolgendo (e solo ora) altre circostanze sfavorevoli, quali l'assoluta mancanza di assistenza medica (ricordiamo che il giovane, già in stato di coma, fu respinto dal vicino ospedale) Girault continua a considerare l'assunzione di funghetti come la causa principale della fatalità. Ci offre un altro esempio di forzatura dei dati affermando questa volta che i funghi consumati dal giovane sul luogo della raccolta furono 30-50 - mentre non è stato possibile determinarlo - e alcune righe più in basso rincara la dose (di forzatura) partendo direttamente dal numero 50 e aggiungendo: "ma è probabilmente di più".

E' frutto di superficialità affermare che "i funghi crudi aumentano certamente la tossicità". I campioni di P.semilanceata freschi contengono la medesima quantità di alcaloidi dei campioni secchi, poiché, come abbiamo già fatto notare, la psilocina, che può decomporsi con l'essicazione, è presente solo in tracce in questo fungo.

Parlando di funghetti come di "materiale naturale con proprietà modificabili" Gerault raggiunge i limiti della pura fantasia, poiché i dati scientifici hanno ben evidenziato come P.semilanceata sia uno dei funghi psilocibinici con maggior costanza nella quantità di composti indolici prodotti.

Viene da domandarsi se è casuale il fatto che l'articolo di Gerault e Picart appaia a così tanti anni di distanza dall'evento intossicatorio e proprio in questo momento, in cui in Francia si sta assistendo ad un'accentuazione della criminalizzazione dei funghetti e dei loro consumatori, a tal punto che una canzone che va attualmente di moda fra i giovani, dal titolo Mangezmois! ("Mangiatemi!", con riferimento alle psilos, i funghetti) è stata censurata. Indicative, a questo proposito, sembrano essere le frasi conclusive dell'articolo: "La cosiddetta innocuità dei funghi allucinogeni è ora messa in discussione. A parte l'induzione di disturbi psichiatrici, i funghi allucinogeni, come ogni altra droga, possono avere effetti deleteri causati da overdose. Perciò, la proibizione della raccolta, distribuzione e vendita di funghi allucinogeni è giustificata" (corsivo aggiunto).

Certo è che il lavoro dei due Autori francesi è invalidato da troppe carenze e contraddizioni metodologiche e la tesi a cui pervengono è da considerare per questo inaccettabile.

Note
1 - Una versione inglese è presente al sito Internet: http:// www.lycaeum.org/drugs/plants/mushrooms/fatal-report.html

2 - Addendum del dr. Gerault presente al medesimo sito Internet:

« Andato da solo a raccogliere funghi nei prati, egli ne consumò da 30 a 50, crudi, sul posto, attorno alle h 15. Consumò circa 10 funghi crudi attorno alle h 18. Con alcuni suoi amici, egli consumò funghi cotti attorno alle h 20. La quantità ingerita da ciascun partecipante allo "shrooms party" è stata stimata da 5 a 10. Gli altri partecipanti, che non avevano consumato alcun fungo in precedenza nella giornata andarono "high" con questa quantità, alcuni di essi provarono anche effetti collaterali: crampi, stato di ubriachezza, ecc., un fatto che prova che la varietà di P.semilanceata era particolarmente potente.
La conclusione dell'esperto forense in seguito all'esame post-mortem fu: la morte è dovuta a un collasso in seguito a overdose. Le nostre personali conclusioni sono: la morte fu dovuta a una combinazione di circostanze sfavorevoli e aggravanti: tre assunzioni di funghi in corti intervalli con effetti cumulativi (ho stimato il numero di 50 funghi consumati, ma è probabilmente di più). In questo caso, i funghi crudi aumentano certamente la tossicità. Non si è presentato vomito (il vomito è comune quando l'assunzione di funghi è eccessiva; è un buon riflesso difensivo del corpo che previene gli avvelenamenti severi. Il vomito potrebbe essere causato dalla beocistina). La varietà della potentissima P.semilanceata, contenente grosse quantità di composti indolici. In base alle mie personali analisi, sono presenti psilocibina, psilocina, beocistina e anche numerose altri derivati non identificati. Sono in corso studi nel mio laboratorio. In questo caso specifico, non possiamo ragionare in termini di psilocibina poiché si deve considerare una sinergia fra i differenti composti. L'assoluta mancanza di assistenza medica e forse una debole resistenza della vittima (fu lasciato diverse ore in coma). L'assistenza ospedaliera avrebbe certamente salvato la vittima.
Si tratta di un caso inusuale riguardo all'ingestione di funghi (ma non in tossicologia, dove sono riportati fatalità o severe conseguenze in alcuni casi con sostanze che non sono considerate molto tossiche).
Vorrei aggiungere che è necessaria la copresenza di numerose circostanze sfavorevoli. Sfortunatamente, tutte queste circostanze si sono raccolte in questo caso drammatico. Il rischio nullo non esiste, specialmente con materiale naturale con proprietà modificabili.»

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