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Imparai da bambino a pensare all'alcol come a un anestetico
slow numero 4, gennaio-marzo 1997

Internet: http://www.slowfood.it

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Bob Thompson

Nato tra i calvinisti della costa nord-occidentale del Pacifico alla fine del Proibizionismo, imparai da bambino a pensare all'alcol come a un anestetico, con un intrinseco senso di penitenza.
Per la mia famiglia e per la maggior parte dei vicini la festa di Capodanno era la perfetta dimostrazione di come si doveva bere.
La giornata iniziava presto e carburava col whisky. Il vino non era mai parte delle feste perché non agiva sul sistema nervoso centrale con sufficiente potenza.
A cena c'erano sempre spaghetti e polpette; questo perché si correva il minimo rischio di rovinare il cibo nel caso che qualcuno si fosse dimenticato di tirarli fuori dal forno (non chiedetemi il perché). Inoltre era improbabile che gli spaghetti nuocessero ai bambini o agli adulti che si trovavano già sul pavimento se fossero caduti, magari dall'alto, cosa che succedeva spesso.
Grazie a quelle lezioni entrai nell'adolescenza sapendo come usare birra o whisky per produrre un leggero coma poi seguito da quel genere di mal di testa che provoca lamenti e un periodo di astinenza, proprio quello che richiedono le regole sociali. Soprattutto i periodi di astinenza. Il vino, per quanto ne sapevo, si chiamava Muskydoodle, ed era usato solo dagli avventori scalcagnati dei bar lungo la banchina di Seattle.
Ci volle l'esercito degli Stati Uniti per indirizzarmi verso ebbrezze più soddisfacenti. Un anno di servizio militare in Germania mi suggerì le prime possibilità, sotto forma di bottiglie della Zeller Shwarze Katz, roba elegante per chi viveva con la paga del soldato. Molti anni e molti buoni vini mi insegnarono, infine, che una ricca, profonda e durevole ebbrezza riesce a far apparire la quotidianità come se la si guardasse attraverso lenti rosa.
Qualche volta, quando la musica è abbastanza bella, non ho nemmeno bisogno del vino per vedere tutto in rosa, ma le duecento e più sbronze che ricordo meglio e con maggior piacere legano, nell'ordine, amici, cibo e vino.




 

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