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Recensione di Doctor Schultes

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Titolo Pinocchio
Valutazione •
Genere Commedia
Minuti 105
Regia Roberto Benigni
Protagonisti: Roberto Benigni, Kim Rossi Stuart, Luis Molteni, Nicoletta Braschi, Carlo Giuffré, Franco Javarone, Corrado Pani, Max Cavallari, Bruno Arena, Peppe Barra, Mino Bellei
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Ho visto Pinocchio, non mi è punto piaciuto.
Il cinema, così come l’arte e la letteratura, è la somma alterazione della realtà, è la droga per eccellenza, deve stimolare sensazioni: pianto, riso, commozione...
Pinocchio, quello di Benigni beninteso, non mi ha stimolato alcunché.
Ho pensato che fosse colpa mia, non più bambino, incapace di proiettarmi, di entrare in empatia con il mondo fantastico del Pinocchio begniniano.
Tutte cazzate.
Vado al cinema più di quanto guardi la televisione, mi sono emozionato guardando “Harry Potter e la pietra filosofale”, pellicola sicuramente meno intellettuale e pretenziosa, eppure con tutta la buona volontà, per Pinocchio nemmeno un brivido, un sussulto, una risata, una lacrimuccia, nulla.
Avrò sicuramente torto io, lo dice anche Cerami, che non ho capito il film, poi, dice sempre Cerami, alla gente piace.
Mi viene in mente che alla gente piace anche Amadeus, e il paragone non è certo a favore di Benigni.
Veniamo al solido.
Io Pinocchio, quello di Collodi (ma anche quello di Comencini e quello della Disney) l’ho amato.
É un romanzo, non una fiaba per bambini, di fantasia in senso etimologico: sa mostrare, fa vedere un mondo parallelo ma plausibile, la copia paradossale dei nostri vizi, delle nostre virtù.
Benigni, povero vecchio, saltella come un nonno che voglia far divertire i nipoti.
Non è solo una questione d’età, ma di tempo comico, di universalità dei sentimenti. Sembra che si sforzi d’essere bambino, perché solo così potrà divertire i bambini.
Nessun Bambino, però, potrà mai immedesimarsi in Benigni /Pinocchio, perché nessun bambino frigna in modo così ridicolo, parla con una cadenza così infantile, e soprattutto nessun bambino saltella come un deficiente per le vie del suo paese.
Certo i bambini frignano, sono infantili, saltellano, corrono, giocano... ma lo fanno da bambini, non da adulti copioni, come Benigni.
Ripeto: sarò io che non capisco.
Quand’ero bambino ascoltavo e guardavo stupefatto la grande balena (orribilmente trasformata nello Squalo di Spielberg), sognavo il paese dei balocchi pieno di giochi che mi piacessero (non come un’orgia felliniana), e la fata... era turchina, era una fata bella, buona, dolce, morbida (non la spigolosa e inacidita zitella che appare Nicoletta Braschi).
E la storia, la tensione narrativa? Mi chiedo: è mai possibile annoiarsi in due ore scarse con Pinocchio?
Purtroppo si, e non bastano Geppetto (padre devoto), il grillo parlante (mirabilmente petulante), Lucignolo (anziano ma amabile monello), a non farci addormentare.
Insomma se volete passare due ore emozionanti guardando Pinocchio, non andate al cinema, ma affittatevi il Pinocchio Disney o quello di Comencini.

Doctor Schultes

 

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